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Ricerca

L’attività di ricerca dell’Istituto ha avuto nel tempo punti essenziali di riferimento, quali:

–        valorizzazione della dimensione’locale’ della storia, in relazione incrociata, ma talvolta contrapposta, rispetto alla dimensione ‘generale’

–        contrasto, attraverso verifiche provate, ad un certo “senso comune storiografico” secondo cui il Mezzogiorno risulterebbe assente, o anche poco e mal presente, nei momenti cruciali, o grandi appuntamenti, della stessa storia nazionale. E questo, in particolare, relativamente alla storia del ‘900 ed al ‘cuore’ di questa: il decennio 1938-1948 (Antifascismo, Resistenza, Repubblica, Costituzione)

–        conferma dello specifico “codice etico-politico-scientifico” che informa, e deve necessariamente informare il nostro lavoro storico, che in altre sedi e da altre istanze si pretende debba riuscire rigorosamente ‘oggettivo’, anzi ‘neutrale’ (come dire:”a scuola non si fa politica”).

Premesso, dunque, che Napoli, la Campania e le regioni meridionali (nonché le grandi Isole, parte del basso Lazio e l’Abruzzo) hanno vissuto lungo il cruciale decennio 1938-’48, e segnatamente a partire dal tragico settembre 1943, vicende ed esperienze separate e al tempo stesso intrecciate rispetto a quelle in corso nel resto d’Italia, i temi di ricerca più battuti riguardano:

–        la fine anticipata della guerra ‘calda’

–        l’arrivo degli anglo-americani e la loro lunga permanenza diretta e massiccia in loco

–        la ricostruzione del Regno d’Italia senza più il fascismo mussoliniano e limitato a meno di un terzo della nazione

–        le Quattro Giornate di Napoli e le lotte contadine per la terra

–        l’esposizione alle feroci rappresaglie naziste

–        lo sciame di insurrezioni e rivolte in molti Comuni

–        le “repubbliche rosse” in alcuni borghi rurali

–        il partigianato meridionale nelle ‘bande’ di Centro-Nord

–        le prove istituzionali di ripresa politica del rapporto governati-governanti

–        eventi quali il Congresso di Bari (1944) e la maturazione della svolta di Salerno

–        il rodaggio ‘locale’ di un ceto politico lanciato di necessità nell’agone nazionale e internazionale

–        la difficile, ma preziosa vita, dei Comitati di Liberazione locali

–        il ruolo di base strategica di supporto alla linea del fronte (1944-45)

–        il voto per la Repubblica, minoritario ma decisivo

–        la partecipazione di tante personalità alla Consulta e poi alla Costituente

–        il ricostruirsi del protagonismo politico di sinistra nel campo sociale e assistenziale.

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