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Storia

Cinquanta anni di storia. L’Istituto Campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”

11 ottobre 1964. Alle ore 10, alla presenza del notaio Antonio Brancaccio veniva costituito l’«Istituto Storico della Resistenza in Campania». I costituenti[1] - in numero di 26 – avevano dichiarato che fin dal 12 gennaio 1963, dopo l’incontro del 14 dicembre 1962, si erano riuniti in associazione denominata «Istituto Storico della Resistenza nel Mezzogiorno» e che intendevano trasformare tale associazione, dandole forma legale, in «Istituto Storico della Resistenza in Campania». L’Istituto ebbe una propria sede nello studio privato dell’avv. Pasquale Schiano, uno dei fondatori, in via Mezzocannone 53; ebbe un proprio statuto ed un proprio Consiglio Direttivo.

Il gruppo costituente, formato da intellettuali antifascisti e democratici napoletani e campani, ricorda il clima tipico di quei piccoli gruppi sorti intorno agli anni Sessanta in cui l’impegno antifascista aveva anche una valenza fortemente culturale. D’altronde, il contesto napoletano alla fine degli anni Cinquanta si era dimostrato poco incline all’approfondimento o almeno al ricordo del tema resistenziale. Napoli, in particolare, aveva vissuto la lunga stagione dell’amministrazione laurina e la resistenza napoletana era stata del tutto dimenticata o stravolta nel suo significato di lotta di liberazione. Il «Roma», quotidiano rilevato da Achille Lauro, nel 1954 e 1955, in una sorta di celebrazione rovesciata del 25 aprile, era arrivato ad esaltare la figura del Duce e dei suoi gerarchi dinanzi alla morte, «martiri» della rozza ferocia dei partigiani, bollati come «feccia», come «bravacci di periferia»[2]

Fu solo alla metà degli anni Sessanta che si aprì un nuovo filone di studi sulla Resistenza nel Sud. Infatti sulle Quattro Giornate di Napoli furono pubblicati i volumi di De Jaco, di Schiano, di De Antonellis, non solo, ma lo stesso film di Nanni Loy Le Quattro Giornate di Napoli e il Monumento allo scugnizzo di Persichetti e Mazzacurati sollecitarono nuove riflessioni sul contributo di Napoli e del Mezzogiorno alla lotta antifascista e antinazista.

In quegli stessi anni a livello istituzionale – la DC intanto aveva spodestato Lauro – si affermava la retorica di un antifascismo unicamente celebrativo, tendente quindi a svuotare la Resistenza dei suoi significati più autentici. In questo clima si impose la volontà e la determinazione di alcuni intellettuali che con molte difficoltà e pochi soldi – e tutti di tasca propria – misero su l’Istituto Campano in una piccola sede, con una piccola biblioteca costituita per lo più da donazioni di soci, e un piccolo archivio.

L’Istituto nasceva, quindi, come centro di raccolta e conservazione della documentazione relativa alla lotta contro la dittatura fascista e alla conquista della libertà repubblicana attraverso la Resistenza. Tra i soci fondatori si ricordano Alfredo Parente, Vera Lombardi, Ugo Gargiulo, Pasquale Schiano, Clemente Maglietta, Mario Palermo, Giuseppe Grizzuti, ma tutti hanno avuto un ruolo importante per l’impegno profuso nella diffusione e valorizzazione degli ideali civili e politici posti a fondamento della Costituzione del 1948. Tale ruolo ed ambito di intervento si manifestò subito con cicli di lezione di storia contemporanea che si svolsero al Maschio Angioino: ebbero grosso successo di pubblico, tanto che l’Istituto promosse anche ricerche sull’antifascismo in Campania.

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Il primo Consiglio Direttivo nel 1964 eleggeva Alfredo Parente presidente, Dino Del Prete vicepresidente, Umberto Caldora direttore e Carlo Zollo tesoriere. Erano nominati consiglieri: Pasquale Schiano, Clemente Maglietta, Vittoria Omodeo. Tutti nomi di grosso calibro dell’intellettualità democratica campana. Ognuno metteva a disposizione l’esperienza acquisita in campo politico e culturale.

Fu comunque nel 1969 che l’Istituto Storico della Resistenza in Campania assumeva la denominazione di «Istituto Campano per la Storia della Resistenza» e dal 1970 (8 novembre) aderiva all’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, con sede a Milano, fondato da Ferruccio Parri.

È dal 1970, quindi che l’ICSR poté iniziare autonomamente la sua attività, ottenendo sempre più, di anno in anno, successi e consensi sia per il crescente numero di frequentatori, che per la sua attività scientifica.

Siamo agli inizi degli anni Settanta: il Sessantotto si è tradotto in una avanzata delle forze di sinistra estendendo e consolidando il patrimonio di idee e valori legati all’antifascismo e alla Resistenza.

L’Istituto, spinto dalla volontà di capire le istanze giovanili, aveva già favorito l’istituzione della associazione giovanile «nuova Resistenza», associazione attiva negli anni Sessanta e Settanta, di cui per la sezione napoletana era segretario Giuseppe Grizzuti, vicedirettore dell’ICSR nel 1971.

Lo stesso Grizzuti, spentosi prematuramente nel 1974 (1940-1974), aveva donato nel 1972 la documentazione della intensa attività politica da lui svolta a Napoli in quegli anni, documentazione che attualmente costituisce il «Fondo Giuseppe Grizzuti».

Negli anni Settanta l’Istituto crebbe: nel 1971 si trasferì in una nuova sede in via Carlo Poerio, nella quale l’attività svolta o in via di attuazione assunse un carattere più organico e coerente. Da qui iniziava la vera vita dell’ICSR: Pasquale Schiano ne fu presidente dal 1969 al 1977; assunse la direzione nello stesso periodo Vera Lombardi, mentre si alternavano alla vicepresidenza Clemente Maglietta e Mario Palermo. Figure tutte diverse tra di loro, ma tutte animate dalla volontà di trasmettere soprattutto ai giovani la fede nei valori civili e politici della Resistenza, l’amore della libertà e la capacità di agire in futuro con partecipazione e senso di responsabilità come cittadini di una società portatrice di giustizia e di uguaglianza. Pasquale Schiano aveva anche donato all’Istituto importanti carte sul Partito d’Azione e un numero cospicuo di fotografie e carte su Napoli e la Campania soprattutto per il periodo 1940-45, che attualmente costituiscono il «Fondo Pasquale Schiano».

La storia dell’Istituto cominciava con più forza ad identificarsi con la storia della sua città, quella storia che, anche se passata, agisce sul presente ed è indispensabile alla progettazione del futuro. L’ICSR aveva così un ruolo maggiore nella vita cittadina, intensificando anche la sua presenza nelle scuole. Il patrimonio bibliografico, costituitosi con le donazioni degli stessi soci, era aumentato notevolmente. Nel 1973 constava già di circa 2000 volumi e 500 opuscoli e di alcuni libri di antiquariato riguardanti il fascismo e la Resistenza. L’Archivio disponeva di cinque quaderni dei verbali del C.L.N. di Napoli (il sesto non è mai pervenuto in Istituto e sembra sia andato disperso) e, in fotocopia, del fondo del senatore Mario Palermo, sottosegretario alla guerra nell’ultimo governo Badoglio e nei due governi Bonomi, del fondo Pasquale Schiano, del fondo Clemente Maglietta, del fondo Giovanni Lombardi e di numerose testimonianze di militanti comunisti relative alle lotte in Campania negli anni 1919-1922. L’emeroteca disponeva, grazie alla donazione di Vera Lombardi, di giornali della Sinistra meridionale prefascista e della Liberazione, dell’intera collezione dell’«Azione del Popolo» e di un fondo di rotocalchi fascisti del 1927-1929. I criteri per l’ordinamento del materiale disponibile furono curati da una commissione composta da Ugo Gargiulo, responsabile del settore, e dai soci Grizzuti e Tagliacozzo.

L’attività scientifica dell’ICSR sin dall’inizio ha avuto per oggetto la complessa relazione Fascismo-Mezzogiorno, e si è rapportata continuamente all’attività dell’Istituto Nazionale.

Nel 1977 l’ICSR ebbe una svolta direzionale: «fu operato uno svecchiamento delle strutture dirigenti che non fu indolore in quanto comportò l’emarginazione di alcuni personaggi che erano stati tra i fondatori dell’Istituto. I giovani furono una componente importante di tale rinnovamento»[3]. Il 17 maggio fu nominato direttore Guido D’Agostino e Vera Lombardi divenne presidente. Nello stesso anno l’Istituto pubblicò un proprio periodico, il «Bollettino dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza» uscito regolarmente fino al 1992, interrotto poi per dieci anni per ragioni economiche, e ripubblicato in una nuova serie e con una nuova veste tipografica con il nome di «Resistoria». L’Istituto in quegli anni visse una stagione di grande vivacità: con la legge regionale del 1979 n. 4 «Contributo promozionale all’Istituto Campano per la Storia della Resistenza» veniva assicurata, sotto il profilo finanziario, la sopravvivenza dell’Istituto che in precedenza si era retto con le quote sociali ed il contributo dell’Istituto Nazionale.

Siamo negli anni Ottanta, a Napoli maturava l’esperienza delle giunte di sinistra presiedute da Maurizio Valenzi. L’attività culturale dell’ICSR acquisiva nuove valenze politiche e di impegno civile. Il 23 novembre del 1980 c’era stato il terremoto e nel febbraio del 1981 usciva un numero speciale del Bollettino interamente su questo tema. Maturava pertanto un rapporto diverso con il territorio; anche la domanda di formazione cresceva: la scuola avvertiva la necessità di svecchiare le proprie procedure e i propri contenuti sulla base di una domanda che la stessa scolarizzazione di massa poneva con maggiore intensità. Si intensificava così il rapporto ICSR- Scuole.

Ormai l’Istituto aveva una propria identità: sul piano della ricerca scientifica era nato anche un gruppo di ricerca, un autentico collettivo di studio, impegnato a mettere a fuoco il fondamentale processo storico del passaggio dal fascismo alla Repubblica in Campania e nel Meridione. Furono istituite borse di studio, il cui risultato sono stati i «Quaderni dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza» della I serie pubblicati con Guida Editori. Si attivò anche un gruppo di ricerca sulla storia delle donne con l’esigenza, assai avvertita, di una riflessione comune sulla storiografia attenta alla problematica della condizione femminile e della ricostruzione della memoria storica.

Sul piano della didattica l’Istituto Campano già nel 1979 aveva costituito il primo gruppo di lavoro sull’insegnamento della storia, aperto a tutti i docenti che su questo tema avevano esperienze da proporre, dubbi da sciogliere, volontà di andare oltre lo stretto piano empirico. Nasceva la «Sezione didattica», coordinata da Aurora Delmonaco, preside «comandata» presso l’Istituto[4] Un ruolo importante assumevano i docenti comandati: il docente non era solo impegnato nel campo della ricerca, o negli strumenti ad essa collegati, ma aveva la funzione di “formare” altri docenti.  Venivano svolti seminari annuali, corsi di aggiornamento interni e esterni, conferenze, lezioni, interventi presso varie realtà scolastiche e culturali; furono promossi laboratori didattici, furono formati vari gruppi di lavoro sulla storia locale, sulla storia delle donne, sulla Resistenza, sull’educazione interetnica. Anche la ricerca storica veniva vista sotto una nuova ottica: partendo dalla tesi di Guido D’Agostino secondo cui gli Istituti non rappresentano un doppione dell’Università, né hanno il compito di supplire alle funzioni proprie delle Istituzioni, «la ricerca storica non deve essere solo conoscitiva, ma trasformativa, come ogni ricerca scientifica»[5], pertanto, doveva essere più libera, collegata al sociale e ai problemi generali che essa stessa comportava.

Negli stessi anni l’ICSR si arricchiva di libri, riviste, opuscoli: la Biblioteca aveva una consistenza di 6000 volumi, 760 periodici; l’Archivio presentava 91 buste ordinate e circa 35mila documenti da riordinare. Si aggiunse poi la donazione di una cospicua raccolta di materiale appartenente a Giuseppe Cenzato, riguardante temi e problemi dell’economia e dell’industria del periodo 1920-1966, che dava conto inoltre della figura e attività di Cenzato nel panorama napoletano. L’Archivio si arricchì di documenti anglo-americani, riportati poi nell’«Inventario» compilato a cura di Paolo De Marco. Sono fotocopie e microfiches per circa 24000 documenti raccolti nei National Archives di Washington e nel Public Record Office di Londra per conto della Regione Campania, in occasione delle celebrazioni del 30° anniversario della Costituzione e depositate presso l’Istituto Campano. A questo corpus si aggiunse un’ulteriore documentazione delle fonti alleate (circa 600 carte) sulla situazione economica, politica, sindacale dell’Italia liberata, ed in particolare di Napoli e provincia, rilevata attraverso i rapporti provenienti dai membri del PWB operanti in Italia meridionale, rapporti conservati nei National Archives di Washington. Per la biblioteca intanto si procedeva, con l’intento di favorire una più ampia conoscenza ed utilizzazione delle opere, ad un lavoro di schedatura corredata dagli opportuni riferimenti bibliografici. Per iniziativa di Guido D’Agostino si costituiva la sezione «Elezioni», ricca di pubblicazioni contenenti i risultati delle votazioni in Italia dal 1946 in poi, donate dal Ministero degli Interni. Le pubblicazioni riguardanti le elezioni politiche e amministrative sono ferme, per il cartaceo, al 1992, allorché, con il cambio del sistema elettorale, i risultati delle elezioni sono stati trasferiti direttamente su internet. Veniva messa su anche una nastroteca costituita da un gran numero di audiocassette con la registrazione di interviste a noti esponenti dell’antifascismo napoletano, donate da Nico De Ianni.

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Nel 1989 l’ICSR si trasferiva da via Poerio a Calata Trinità Maggiore 4. Con la nuova sede l’ICSR poteva finalmente dare una idonea sistemazione al suo patrimonio bibliografico e documentario, ma soprattutto trovava uno “spazio fisico” indispensabile per organizzare una serie di incontri e qualche convegno o seminario, superando le precedenti difficoltà legate al reperimento di sale pubbliche che potessero accoglierli. Nello stesso anno veniva offerta da Vincenzo Federici, vicepresidente nazionale dell’Associazione Nazionale Ex-Internati (ANEI) la gestione del Centro Sociale sito in Pianura. Le attività da svolgere nel Centro polifunzionale rientravano nella gamma delle iniziative proprie dell’ICSR e in parte anche nelle attività di promozione e animazione sociale, a favore di un quartiere particolarmente bisognoso di luoghi e di occasioni di riaggregazione.

Gli anni Novanta hanno segnato per l’ICSR un allargamento sul territorio delle sue attività istituzionali. Il centro Sociale ICSR-ANEI diventava pienamente funzionante, veniva allestita l’«Aula-Laboratorio» (ideata e curata da Aurora Delmonaco), un’aula attrezzata a laboratorio di storia, dove si realizzavano, con la consulenza di esperti, unità didattiche, utilizzando strumenti e materiali secondo una metodologia che unisce il sapere al «saper fare». L’esperimento riuscì perfettamente: i ragazzi di diverse classi, dalle elementari alle superiori, erano in grado di orientarsi tra materiali di diverso tipo, dai quotidiani alla letteratura, dalle statistiche alle fotografie, dai film alla musica, compiendo un percorso che da un osservatore di campo limitato giungeva a modelli interpretativi diacronici.

Le attività dell’ICSR continuavano alacremente sia attraverso i suoi molteplici campi di intervento istituzionale – archivio, biblioteca, ricerca, didattica, pubblicazioni (con gli editori Guida, F.lli Conte, Athena, Liguori, la Città del Sole, ed attualmente con le Edizioni Scientifiche Italiane, Dante & Descartes e Printagency) – sia nell’organizzazione di seminari e convegni  – si ricorda, tra gli altri, il Convegno ad Amalfi su «Donne, Memoria e Libertà», quello sulla «Legge Truffa», «Una città per la pace» – .

Al fervore delle iniziative dell’ICSR non corrispondeva, però, il giusto riconoscimento degli Enti locali. Dall’approvazione del D.R. del 1979 le iniziative dell’Istituto erano state rese possibili grazie al contributo della Regione Campania, che in quegli anni era ormai inadeguato non solo a sostenere le prospettive di sviluppo dell’Istituto, ma addirittura a far proseguire l’attività dell’ICSR con la dovuta e richiesta tranquillità nella fattiva determinazione e realizzazione dei suoi fini sociali. Una forte riduzione del contributo (più del 40%) metteva l’ICSR in grosse difficoltà – difficoltà finanziarie tuttora incombenti – che penalizzavano la molteplice e complessa attività dell’Istituto. Ciò nonostante l’ICSR non è mai venuto meno al suo scopo primario: affermare in maniera stabile ed efficace valori culturali e di impegno civile; ha continuato ad essere presente nella scuola, nel campo della ricerca scientifica, a mettere insieme competenze dei docenti con le risorse strumentali, nel servizio al pubblico con una biblioteca e un archivio specializzati sui temi della contemporaneità.

Nel 1993 nasceva anche, da una idea del gruppo «Donne e Memoria» dell’ICSR la Scuola Estiva delle Donne Luoghi della Memoria Memoria dei Luoghi. Le donne di … ricordano e raccontano. Da allora ogni anno la Scuola Estiva si svolge secondo la tradizionale formula – venti ragazze vincitrici di una borsa di studio indetta dall’ICSR, affiancate da insegnanti e da tutors, si incontrano e vivono per quattro giorni in una località della Campania – e si pone come finalità il recupero e la trasmissione della memoria di donne di generazioni diverse e lontane. La Scuola Estiva delle Donne ha fatto parte delle scuole di «alta specializzazione» dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Nel 2003, in seguito ad una convenzione tra la sezione Donne e Memoria dell’ICSR e l’Assessorato alle pari opportunità della Provincia di Napoli, è stato creato l’«Archivio della Memoria delle Donne del Sud» in cui sono conservate e classificate le testimonianze raccolte nella Scuola Estiva delle Donne, al fine di allestire un vero e proprio laboratorio che possa valorizzare e diffondere i segni della soggettività femminile.

Nel 1995 un grande lutto colpiva l’ICSR. Moriva Vera Lombardi, socia fondatrice dell’Istituto, direttrice e poi presidente dal 1977. Nel 1996 l’ICSR veniva intitolato al suo nome, e in occasione del primo anniversario della sua morte, le fu dedicato un pubblico ricordo con la commossa partecipazione di quanti l’avevano conosciuta e stimata, e una pubblicazione che raccoglie profili, ricordi e testimonianze sulla sua prestigiosa figura (Dedicato a Vera, a cura di G. Buffardi e G. Chianese, Napoli, Le Stagioni d’Italia, 1996).

Dal 1996 assumeva la carica di presidente Guido D’Agostino. Nello stesso anno era nominata direttrice dell’Istituto Laura Albarella, ricoprendo tale carica sino al 1998 (dicembre), anno della sua scomparsa. Laura Albarella fin dal 1974 si era occupata con grande dedizione dell’Archivio, provvedendo ad un sistematico e puntuale riordino. Attualmente la sala di consultazione dell’Archivio è a lei intitolata. Nel 1999 assumeva la carica di direttore il prof. Luigi Musella, docente di Storia contemporanea all’Università di Napoli “Federico II”. Ancora nel 1996, Guido D’Agostino succedeva a Teodoro Sala (INSMLI) nella presidenza della Commissione didattica nazionale: in questa fase era sempre più evidente il rapporto tra ricerca e didattica e D’Agostino fu tra i primi a cogliere con i collaboratori dell’ICSR la forza innovativa delle pratiche di ricerca didattica nelle scuole del contesto meridionale.

Ma gli anni Novanta sono anche gli anni dell’informatizzazione: con l’introduzione dei computer applicati anche al settore delle biblioteche, si provvedeva  all’informatizzazione della biblioteca secondo il sistema nazionale dell’ISBD e ad immettere il patrimonio librario in rete nazionale SBN. Veniva avviato inoltre lo spoglio e la catalogazione dei periodici, grazie ad un finanziamento concesso all’INSMLI (L.n. 513/1999) per un progetto catalografico di storia contemporanea che interessava tutta la rete degli istituti della Resistenza. Anche l’Archivio, grazie ad un contributo della Sovrintendenza Archivistica per la Campania, veniva informatizzato secondo il sistema ISIS ed immesso nel sito dell’Istituto Nazionale. L’ICSR si dotava anche di un proprio sito – www.icsr.it (attualmente www.istitutocampano.it) – tramite il quale è possibile informarsi delle attività e delle manifestazioni promosse dall’Istituto.

Continuando il suo impegno nella divulgazione e nella riflessione sui principi e gli ideali che sono a fondamento di una moderna società democratica, l’Istituto realizzava numerosi corsi di aggiornamento, laboratori di didattica della storia, mostre, libri, dossier, interventi nelle scuole. Attività, d’altronde, riconosciuta dal Ministero della Pubblica Istruzione, che aveva stipulato con l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento della Liberazione in Italia una convenzione in vigore dal 1996, rinnovata poi, sia pure in forma diversa, negli anni a venire.

Nel 1999 l’Istituto si dava un nuovo statuto e configurazione di Onlus, ponendo, al contempo, i presupposti per il riconoscimento della personalità giuridica, nonché per l’accreditamento ministeriale come agenzia formativa. Nel 2000, infatti, fu siglato un protocollo d’intesa con il Provveditorato agli Studi di Napoli (ora Ufficio Scolastico Regionale), nell’ambito dell’offerta di formazione e aggiornamento legata al rinnovamento della didattica della storia contemporanea. In base a tale convenzione, sono stati  organizzati cicli di lezioni di “Novecento” sugli “ismi” del XX secolo, al fine di fornire strumenti didattici e percorsi di lettura su alcuni dei più significativi temi della nostra epoca, privilegiando l’analisi del nesso presente-passato-presente alla luce degli attuali processi di globalizzazione.

All’intensificarsi delle attività dell’Istituto, corrispondeva, intanto, anche una certa dislocazione dei vari settori in cui esse si svolgono. Nel 2000, oltre la sede in Calata Trinità Maggiore, erano attive altre tre sedi, che, pur facendo capo a quella ‘madre’, non figuravano quali sedi distaccate, ma costituivano sezioni a sé dell’ICSR. Nello stesso anno, infatti, veniva inaugurata a Caserta una nuova sede che, tuttora, anche se in forme diverse, si pone come presenza continua di iniziative scientifiche e culturali in Terra di Lavoro. Contemporaneamente veniva resa funzionante la sede AVLC-ICSR, sita in Porticato Principe di Napoli – in seguito ad una convenzione tra l’Associazione Volontari della Libertà in Campania e l’Istituto – , nella quale veniva trasferito l’archivio dell’Istituto con i suoi numerosi fondi già in possesso ed incrementati da successive donazioni (fondi Palermo, Maglietta, Schiano, Valenzi, Lombardi, Fermariello). Anche il centro sociale ANEI-ICSR, sito in Pianura, pur mantenendo la sua fisionomia di laboratorio di storia e di centro di promozione e animazione sociale, rivolto soprattutto al territorio, diveniva un Museo “Luogo della Memoria” dedicato a vicende e testimonianze cruciali del ’900. Il MUDIM (Museo didattico multimediale), inaugurato il 27 gennaio 2001 in occasione del «Giorno della Memoria», ospitava mostre permanenti messe a disposizione delle scuole e di tutti i cittadini interessati alla storia del Novecento. Negli anni 2001-2002 fu rilevata la presenza di circa 3000 visitatori tra alunni e docenti.

Nel 2001,  in seguito alle dimissioni del prof. Luigi Musella, assumeva la  carica di direttore la dott.ssa Giulia Buffardi, carica che attualmente ancora ricopre.

In pieno “Duemila”, in tempi di globalizzazione mediatica e culturale, il Novecento, secolo breve ma cruciale, assumeva un ruolo centrale sul piano della riflessione e come oggetto di studio; anche il concetto di democrazia veniva elaborato seguendo l’evolversi delle teorie della scienza politica, ma soprattutto concretamente calato e inverato nelle esperienze che la storia stessa proponeva. Parallelamente venivano promosse iniziative legate al “calendario civile” istituito dall’Assessorato pro tempore alla Scuola e alla Cultura della Regione Campania,  che scandisce l’anno attraverso le più significative ricorrenze e gli anniversari  di rilievo della storia e dell’attualità politica e culturale (Giorno della Memoria (27 gennaio), Festa della Liberazione (25 aprile), festa della Repubblica (2 giugno) ecc.). L’ICSR, già prima che si istituisse (disponesse) per legge il “ricordo” degli eventi, ha sempre celebrato la gloriosa insurrezione del settembre del 1943, le Quattro Giornate di Napoli, non  come un atto commemorativo, ma piuttosto per dar voce ad un patrimonio civile ed etico della nostra città e costituirlo come un appuntamento con la tradizione culturale e politica democratica napoletana e meridionale. Più volte in questa circostanza c’è stata la partecipazione di presidenti della Repubblica, (e come non ricordare nel 2003, 60° anniversario delle Quattro Giornate, il discorso di Carlo Azeglio Ciampi, in Castelnuovo, a dispetto di una giornata iniziata con una pioggia torrenziale  e del black out che colpì tutta l’Italia o nel 2005, la presenza di Oscar Luigi Scalfaro, allora presidente dell’INSMLI e appena ieri, nel 2013, l’intervento del presidente Giorgio Napolitano?)

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Le molteplici attività dell’ICSR, le dislocazioni delle varie sedi, il contributo regionale sempre più assottigliato, il fitto di Calata Trinità Maggiore sempre più difficile da sostenere, la stessa sede divenuta ormai insufficiente ad ospitare il patrimonio bibliotecario accresciuto notevolmente nell’arco di quaranta anni, tutto ciò ha indotto il presidente Guido D’Agostino a insistere, sulla scia dei precedenti passi compiuti da Pasquale Villani, autorevole componente del gruppo dirigente dell’Istituto, nel richiedere al Comune di Napoli una sede idonea a potervi concentrare servizi, dotazioni e attività. Il Comune di Napoli-Assessorato al Patrimonio dopo aver preso in esame la richiesta,  nei primi mesi del 2004, ha deliberato di assegnare all’ICSR in comodato d’uso la ex scuola “G. Gozzano” sita nel quartiere di Fuorigrotta. I lavori di riattazione, a carico dell’ICSR, furono ultimati nel marzo 2005.  Il 26 aprile, nell’arco di un solo mese,  l’Istituto, con grande fatica ma molta volontà ed entusiasmo,  fu riaperto al pubblico. Ciò naturalmente ha comportato un notevole impegno da parte degli operatori interni, compensato comunque dal piacere di aver arrecato agli utenti il minor danno possibile e di aver consentito all’istituto una migliore e più idonea sistemazione del patrimonio bibliotecario. Nei due mesi successivi furono effettuati altri due traslochi: nella nuova sede, infatti, confluiva anche l’Archivio, che prima si trovava nella sede, come detto,  al Porticato Galleria Principe di Napoli e il MUDIM sito nella sede di Pianura.

Nel  2005 cadeva anche il 60° anniversario della Liberazione dell’Italia: la rete degli Istituti della Resistenza avevano promosso un ciclo di manifestazioni sotto il titolo Il cammino della libertà; a Napoli, prima metropoli europea a liberarsi dal nazifascismo e pertanto Medaglia d’oro, l’iniziativa di ricordo e di rinnovato impegno etico e civile, ebbe luogo per impulso congiunto dell’Istituto Campano e dell’Università degli Studi “Federico II” nella sede dell’Ateneo incendiato dai tedeschi il 13 settembre 1943. E, non a caso, fu fatto coincidere l’inaugurazione della nuova sede con il 28 settembre, la prima delle Quattro Giornate del ’43, alla presenza del sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, del presidente della Provincia,   Dino Di Palma, di rappresentanti di punta dell’Istituto Nazionale. Iniziava così una nuova tappa per la vita dell’Istituto: il trasferimento in un nuovo quartiere cadeva anche in un momento delicato attraversato dalla Comunità locale sempre più tesa a ritrovare e rinsaldare ragioni e forme forti di convivenza civile, solidale, democratica.

L’ICSR si era ormai consolidato nel quartiere di Fuorigrotta. La consapevolezza che, lasciando la sede centralissima di Piazza del Gesù, saremmo usciti anche dal più frequentato  percorso di studiosi/studenti, ci ha vieppiù rafforzati nell’idea che in una metropoli densa come la nostra non si può stipare tutto in un perimetro chiuso. L’intento era quello di porsi come un riferimento culturale non solo per la Città, ma soprattutto per i Campi Flegrei, un attrattore per le prestigiose e popolose scuole del quartiere. Spinto anche da questa esigenza, nel 2007 l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”,  ampliava la sua denominazione in Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea “Vera Lombardi” con chiaro riferimento alla storia contemporanea. Nello stesso 2007, gli veniva riconosciuta da parte della Regione Campania la personalità  giuridica (D.D. n. 389 del 01-10-2007).

Negli anni che seguono l’attività dell’ICSR continuerà ad espandersi; molta attenzione si presta ai concetti di cittadinanza e di legalità e al valore che queste rappresentano nello stato democratico. Sono però anni difficili. Le innovazioni introdotte dalle tecnologie della comunicazione hanno portato anche un cambiamento nel quotidiano: la comunicazione on line  facilita lo scambio di informazioni con l’intera rete, si valorizza il patrimonio di cui l’Istituto dispone, ma si intensifica anche la  richiesta della visione a distanza dei documenti (naturalmente secondo le modalità stabilite), e tutto ciò comporta la disponibilità di ‘qualcuno’ che si dedichi esclusivamente a questo. Non è questa certo la difficoltà a cui si accennava prima. La competenza nell’utilizzo dei nuovi strumenti informatici, la si acquisisce, ai nuovi linguaggi di comunicazione ci si adegua, ma non sempre si riesce a far fronte alle difficoltà economiche che incombono sempre più pressanti. La ricerca di risorse finanziarie diventa a volte l’obiettivo principale (a cui il presidente Guido D’Agostino fa fronte con tenacia e perseveranza, oltre che, di frequente, con risorse personali) e  spesso penalizza  l’attività e la tranquillità dell’Istituto.

L’ICSR attualmente fruisce di due comandati e può avvalersi, fortunatamente, di tre volontari, ciò nondimeno, costituisce un autorevole punto di riferimento nel panorama della cultura democratica napoletana e campana. Non manca perciò da parte di chi ci lavora, la volontà e la convinzione che l’ICSR non è e non può essere né un “apolitico” centro di studi, né tanto meno un museo delle memorie. C’è dunque l’impegno a far sì che l’attività dell’ICSR resti rigorosamente impregnata di passione civile e politica, aperta alle esigenze dei destinatari interni ed esterni, raccordata con il mondo della scuola, nonché con il recupero, la cura e la valorizzazione del patrimonio documentario.

11 ottobre 2014. L’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea “Vera Lombardi” compie cinquanta anni. La sua storia è anche la nostra storia, di chi ci ha lavorato e di chi ci lavora ancora con passione e dedizione. E’ comunque una storia di RESISTENZA.


[1] Anna Maria Bonucci, Umberto Caldora, Dino Del Prete, Clemente Maglietta, Domenico Maselli, Mario Palermo, Vittoria Omodeo, Alfredo Parente, Gioacchino Doria, Paolo Doria, Antonio Landolfi, Pietro Di Lauro, Rocco D’Ambra, Pasquale Schiano, Giuseppe Grizzuti, Raffaele Catalano, Guido Sacerdoti, Giovanni Santeusanio, Carlo Zollo, Domenico Catalanotti, Vincenza Lettieri, Mario Simone, Andrea Somma, Alda Croce, Vincenzo Tango, Vera Lombardi.

[2] F. Soverina, Tra miti e riti: la celebrazione della ricorrenza, in «Resi-storia», bollettino dell’istituto Campano per la Storia della Resistenza, nuova serie, 2004 n. 2.

[3]G. Chianese, L’impegno nell’ICSR in Dedicato a Vera, a cura di G. BUFFARDI e G. CHIANESE, Napoli. Le Stagioni d’Italia, 1996.

[4]  L’Istituto, configurandosi come uno degli associati alla federazione degli Istituti della Resistenza, riconosciuto con legge dello Stato come ente di conservazione archivistica e bibliotecaria, di didattica, di ricerca e di produzione scientifica, riceve dal Ministero della Pubblica Istruzione un contingente di insegnanti comandati (inizialmente tre unità, poi due, attualmente una).

[5]«Italia contemporanea», Rassegna dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, 1979, n. 136, p. 125