L'Ebreo come Diverso

La persecuzione antisemita in Italia

L'Ebreo come Diverso

n. Il lager della “buona sorte”

“Ferramonti era un campo rinchiuso da filo spinato, la libertà di movimento era limitata al campo stesso, …, ma per gli internati era importante soprattutto un aspetto: il trattamento umano. (A. Springer, 1941)”

 

 

Il lager della “buona sorte”

 

33.34. Preparazione dei cibi: la fantasia porta gli internati ad immaginare la tomatensuppen (la zuppa di pomodoro alla napoletana) e i prager monnudein (gli spaghetti con papavero praghesi).
(Raccolta G. Moscati)

35. Bandierina fatta nel 1941 dagli Internati per una coppa sportiva e decorazioni su stoffa per un concerto nel Campo.
(Raccolta G. Moscati)

36. Modellino della branda dell’internato Max Bester.
(Raccolta G. Moscati)

Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, è stato il più grande dei campi di internamento destinato agli ebrei.
Costruito a tale scopo nel 1940, il campo era stato scelto da Mussolini per la zona notoriamente insalubre e malarica. L’isolamento, la mancanza di strade, il clima molto caldo e umido, rendevano il luogo il più adatto ad un soggiorno coatto di una numerosa colonia di deportati.
Unico in Italia ad accogliere uomini e donne, contava una presenza media di oltre 1.000 persone, fino a raggiungere, nell’estate del ’43, circa 2.000 unità. La comunità di reclusi, tra cui non mancarono intellettuali, professionisti ed artisti, fu alquanto eterogenea, ma riuscì a darsi anche un’organizzazione interna: attività e socialità si intrecciarono alla miseria e all’emarginazione della terra calabrese, generando solidarietà e calore e non sopraffazione e violenza.
Albert Springer, nella sua visita al Campo, rimase sbalordito e nelle sue testimonianze definisce
Ferramonti non più come “un campo dl concentramento, ma una baraccopoli retta e amministrata
secondo principi rigidamente democratici”.
Il lager di Ferramonti fu liberato dagli americani nel settembre del 1943 e poi fu definitivamente
chiuso. Ancora oggi Ferramonti resta l’esempio di una lezione etica e politica, di un compensarsi di dignità
e tolleranza, di una civile convivenza tra gli intemati e i carcerieri calabresi, che adempirono al loro
compito con spirito di umanità, intelligenza e rispetto per se stessi e gli altri. Attualmente la
Fondazione Ferramonti, sorta a Tarsia nel 1988, si è proposta di custodire la memoria del Campo e
di approfondirne la ricerca.