L'Ebreo come Diverso

La persecuzione antisemita in Italia

i. La “tragica burla” è dubbia l’italianità degli ebrei

La "tragica burla": è dubbia l'italianità degli ebrei

“Ti perseguito perché sei ebreo, tu non sei contento di questa persecuzione e cominci a detestare il fascismo, allora io ti arresto e ti privo della libertà.” (F. Temili, 1995)

ln Italia vi furono vari tipi di campo: di confino, di transito, di concentramento, di internamento. Non vi fu comunque una vera e propria distinzione tra i campi di concentramento, la forma più rigida, e quella di internamento, la forma più blanda.

I CAMPI DI TRANSITO vennero attivati in Italia dal settembre 1943 al febbraio 1944: definiti Polizei und Durchgangslager, rappresentarono il primo atto della politica persecutoria antiebraica diretto a facilitare la soluzione finale del problema ebraico.

I campi servivano quale smistamento verso i grandi lager della Germania, della Polonia, dell’Austria.

Risiera di San Sabba. Le celle: in ognuna venivano stipate fino a 16 persone. (A. Scalpelli (a cura). San Sabba, 1995)

Dei quattro campi allestiti in Italia — Bolzano Gries, San Dalmazzo, Fossoll, Risiera di San Sabba — il più importante fu quello di Fossoli, in provincia di Modena, appositamente allestito quale centro di raccolta e smistamento per gli ebrei italiani e stranieri.

Il solo ad assumere le caratteristiche vere e proprie del campo di sterminio fu la Risiera di San Sabba, in provincia di Trieste: definito “microcosmo esemplare dell’universo hitleriano”, fu l’unico ad avere un forno crematorio e ad usare un sistema di soppressione mediante “gassazione”.

Fra il settembre 1943 e l’aprile 1945 furono deportati dal territorio metropolitano 6.746 ebrei Italiani. Di essi solo 830 fecero ritorno.

Certificato riguardante la liberazione del campo con il timbro delle SS e la firma autografa del comandante Titho; vi è anche il timbro rosso della croce Rossa Italiana. b) Triangolo di colore giallo usato come segno di riconoscimento dagli ebrei nel campo di Bolzano. Apparteneva ad Evelina Montefiore, catturata a Milano il 18 gennaio 1945 e deportata in questo campo. (Raccolta G. Moscati)