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2004

Resistenza-Resistoria 2004

Bollettino dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”
Nuova serie, n. 2

 

PRESENTAZIONE di Guido D’Agostino

 

L’8 settembre 1943 è una data cruciale nella storia contemporanea nazionale, un autentico spartiacque nella vicenda complessiva del Paese, della sua memoria, della sua identità. Non a caso, per alcuni l’8 settembre – sganciamento dall’alleanza con i tedeschi, difficile allineamento al fronte angloamericano, sfaldamento dell’apparato politico istituzionale, disorientamento e disgregazione civile e militare – avrebbe rappresentato la morte della Patria, mentre per altri, invece, e tra questi il presidente Ciampi, ha piuttosto rappresentato la nascita di una patria nuova e diversa, antifascista e democratica.

Chi scrive, propende fortemente per quest’ultima posizione, pur nella consapevolezza della drammaticità di quegli eventi e soprattutto del fatto che dopo l’8 settembre ’43 e fino ad aprile del 1945 la storia italiana si è letteralmente spezzata in tre storie come di tre paesi diversi, assegnando destini completamente differenti agli italiani che si trovavano al Nord, vincolati alla Repubblica di Salò e alle truppe germaniche; al centro, tra le esperienze di Roma e Firenze; oppure al Sud, nel ricostituito regno d’Italia dei Savoia fuggiti dalla capitale e riparati a Salerno.

Il punto è che in questa Italia così amaramente spezzata in tre tronconi, cominciava ovunque e da subito a spirare il vento della riscossa e della libertà attraverso la lotta partigiana e la resistenza che avrebbe di fatti restituito l’Italia di nuovo unita e intera al suo futuro di Repubblica libera accanto ad altre nazioni libere.

Dunque l’8 settembre come principio, come cominciamento, di un cammino che è stato durissimo ma alla fine vittorioso. A sessantuno anni da allora non si può non ricordare due momenti, diversi tra loro ma estremamente emblematici ed esemplari. Mi riferisco, in primo luogo, alla strage di Cefalonia, lungo il sanguinoso settembre delle isole dello Jonio contese tra italiani, tedeschi e alleati e, in secondo luogo, alle Quattro Giornate di Napoli negli ultimi giorni dello stesso mese.

In tutti e due i casi, nel primo, fuori del territorio nazionale, e nel secondo nel cuore della capitale del Mezzogiorno, la scelta di combattere, di opporsi ad un destino deciso da altri, il rifiuto di continuare a subire la prepotenza e la preponderanza dei tedeschi. Diecimila militari italiani furono massacrati a Cefalonia (e da pochi giorni storici, studiosi e testimoni, italiani e greci, tedeschi e angloamericani, hanno ricordato tutto ciò nell’isola greca).

Centinaia di patrioti napoletani pagarono con la vita la scelta di libertà e di ribellione, battendosi – prima grande città d’Europa – contro le forze militari tedesche e additando al resto del paese la strada che si sarebbe dovuta seguire. Anche Cefalonia, anche Napoli, dove vi è stato protagonismo responsabile della gente comune, civili o militari che fossero, discendono dalla tragedia dell’8 settembre e rivelarono in condizioni estreme, addirittura proibitive, che un altro mondo era possibile, cominciando con il loro esempio e il tributo di sangue versato, a costruirlo, per se, ma soprattutto per quelli che sarebbero venuti dopo di loro.

A tutti noi oggi il diritto di ricordare e il dovere di costruire dalla memoria di guerra il bene supremo della pace.

Con questo numero della nostra rivista, intendiamo muovere in questa direzione. In pratica, la presente raccolta – curata da Giulia Buffardi e Francesco Soverina, originariamente destinata ad uno “speciale” del quotidiano “L’Unità” che non è stato più realizzato – assolve certo ad una funzione anche di ricostruzione e informazione come può vedersi dal contributo di N. Rizzuti e dal “corredo” costituito dal percorso bibliografico ragionato svolto da G. Buffardi, come dalla scelta, operata dalla stessa studiosa, di testimonianze e documenti iconografici e non. É però assai attento a cogliere e tenere connessi i tanti fili annodati alle concitate, ma alfine vittoriose vicende di 61 anni fa, prendendo risolute posizioni sul terreno della storiografia e dell’analisi critica. Esemplari, al riguardo, le suggestioni che emanano dagli scritti di Francesco De Martino e di Vera Lombardi, dai quali emerge lo spessore, la densità politica degli eventi di allora, oltre ogni tentativo, più o meno disinteressato, di inchiodarli ad una supposta spontaneità, da scoppio di collera senza antecedenti e senza preparazione, quale invece vi furono e sostanziarono quella che nella sua immediatezza appare come una sorte di “corto-circuito” ed è scelta istintiva di libertà e antifascismo. Ed ancora a connessioni, ma questa volta con l’onda lunga della storia e dei suoi effetti, rimandano i saggi di A. Alinovi e di A. Gracci, recentemente scomparso, richiamando il glorioso 1799 giacobino e antiborbonico, nonché l’intervento di V. Dini che collega idealmente il 1943 alla rivolta di Masaniello.

A studiosi legati strettamente alle ragioni ideali e politico-culturali dell’Istituto come L. Capobianco, G. Chianese, F. Corvese, F. Soverina, è toccato mettere a punto coordinate interpretative su temi quali il ruolo e il punto di vista delle donne, la difficile congiuntura della città tra tedeschi e alleati, le stragi naziste in Terra di Lavoro nell’autunno di sangue del 1943, i miti e i riti delle Quattro Giornate come “ricorrenza civile”.

Non si è mancato, infine, di riferirsi, con P. Iaccio e R.Messina, alla rappresentazione delle giornate in cui i napoletani «dissero: basta» e «decisero di decidere», rispettivamente nel cinema e nella fotografia; così come di raccogliere alcune voci di scrittori e intellettuali (B. Coppola, G. di Martino, N. Leone, P. Lamberti Sorrentino) ciascuno invitato a rapportarsi “a modo suo” con quel punto cruciale ed emblematico della storia contemporanea napoletana. Vide bene, crediamo ancora oggi e con rinnovata profonda persuasione, chi già a ridosso dell’insurrezione popolare segnalò che Napoli aveva indicato, al resto del paese tutto, la strada da seguire per ritrovare dignità e libertà, uscendo dal lungo tunnel della dittatura e della guerra. Si era in effetti trattato, appena, della prima grande città europea a ribellarsi all’ancora potentissimo ne temibilissimo esercito germanico. Nel farlo quella città affermava pure che il pendolo della propria più che bimillenaria storia aveva oscillato nella circostanza verso l’ istinto di libertà e non verso l’altrettanto atavico polo rappresentato dal bisogno di protezione, inscrivendo così tale volontà e capacità di scelta nel patrimonio della memoria e dell’identità di tutti noi.

 

INDICE

 

Guido D’Agostino, Presentazione pag. 5

Guido D’Agostino, Le Quattro Giornate come scelta di pace 7

Vera Lombardi, Politica ed organizzazione nelle Quattro Giornate (1983) 11

Francesco De Martino, Il valore delle Quattro Giornate (1993) 15

Abdon Alinovi, La Rivoluzione del 1799 e le Quattro Giornate 17

Angiolo Gracci, La Rivoluzione del 1799 e le Quattro Giornate 21

Gloria Chianese, Le Quattro Giornate tra tedeschi e alleati 25

Felicio Corvese, L’autunno di sangue in Campania 29

Francesco Soverina, Tra miti e riti: la celebrazione della ricorrenza 35

Nicola Rizzuti, Ricostruzione cronologica delle Quattro Giornate di Napoli 41

Pasquale laccio, Le Quattro Giornate di Napoli al cinema 51

Raffaele Messina, Le Quattro Giornate nella fotografia 54

Laura Capobianco, Le donne e le Quattro Giornate 59

Giulia Buffardi, Quattro Giornate di Napoli: bibliografia e percorso storiografico 63

Alexander Höbel, Una ricostruzione a caldo 73

Nino Leone, Quell’estate del ‘43… 77

Vittorio Dini, Le Quattro Giornate e le dieci giornate napoletane pag. 79

Giulio De Martino, Napoli nell’Italia libera 81

Bruno Coppola, Le Quattro Giornate di Napoli 83

Pina Lamberti Sorrentino, Ad un figlio di Napoli: lo scugnizzo 87

Interviste

Antonio Amoretti 89

Sergio Bruni 91

Maddalena Cerasuolo 92

Francesco Pintore 93

Maria Ferrara, Spoglio delle riviste, dal 2001 al 2003, sulla storia della Campania dal 1860 ai giorni nostri 97

Giulia Buffardi, Vita e attività dell’Istituto 2002-2003 105