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Il MUDIM (Museo Didattico Multimediale), con sede all’interno dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea “Vera Lombardi” ha qui aperto una finestra che si affaccia su un panorama storico da cui trarre motivi quotidiani di riflessione per un impegno civile sempre rinnovato. Il Museo “luogo della Memoria” oltre ad essere un’ordinata messa in mostra di ciò che è accaduto dalla nascita dello squadrismo (1919) alla promulgazione della Carta Costituzionale (1948), è essenzialmente un luogo di esercizio della memoria collettiva, finalizzato a educare al moderno concetto di cittadinanza. Il percorso museale vuole rappresentare per i contenuti che propone, rivolti soprattutto agli studenti, una significativa occasione di didattica della storia legata al valore del concetto di libertà e di democrazia e all’importanza della partecipazione sociale e politica del singolo. E’ volto, quindi, alla formazione del cittadino italiano che nel 1948 trovò nella Costituzione italiana la propria naturale collocazione.

Il MUDIM ha essenzialmente una funzione pedagogica. Un Museo didattico è semplicemente un luogo che ricorda la storia di uomini e donne, è un luogo dove la storia diventa somma di singole storie, dove la memoria deve essere un’esperienza che cresce dentro di noi, una sorta di cammino  verso la coscienza di maturazione interiore che diviene una presa di coscienza e di responsabilità.

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Ha partecipato alla “Mostra di buone pratiche” all’interno della manifestazione Museinforma, iniziativa promossa dalla Regione Campania–Settore Musei e Biblioteche, svoltasi dal 27 al 29 marzo 2008 presso il Complesso di San Lorenzo Maggiore.

Ai piccoli musei campani è stata dedicata una sezione speciale di Museinforma.

Il MUDIM, selezionato con altri musei di interesse locale, ha partecipato con un proprio DVD  che ripercorre il percorso tematico delle mostre in esposizione.

 

L’itinerario museale si articola attraverso sette stanze: seguendo un percorso cronologico – dal fascismo alla Costituzione -  si inizia dalla denuncia della sopraffazione della dittatura fascista e dei suoi crimini (confino e soppressione dei suoi oppositori), si ripercorrono episodi di antifascismo, di antisemitismo, di stragi nazifasciste, di resistenza locale – con particolare rilievo alle Quattro Giornate di Napoli – e nazionale, fino alla valorizzazione della democrazia, della libertà, dei diritti. Una sezione del Museo è dedicata alla proiezione di film, diapositive, documenti che vengono selezionati volta per volta con il docente accompagnatore delle classi, in modo da privilegiare l’età degli studenti e gli obiettivi formativi del progetto didattico in cui la visita al Museo è inserita.

Le classi vengono sempre accompagnate da nostre guide.

Il MUDIM è stato accreditato dalla Regione Campania quale museo di interesse locale.

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Il MUDIM ospita attualmente 11 mostre, messe a disposizione delle scuole e di tutti i cittadini interessati alla storia del Novecento:

L’Ebreo come diverso. La persecuzione antisemita in Italia

16 pannelli che ripercorrono gli anni 1938 – 1945, dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia alla Liberazione (con relativo catalogo a cura di GChianese)

La mostra si articola in cinque blocchi tematici:

- la configurazione della comunità ebraica prima delle leggi razziali e il suo rapporto con l’Italia.

La comunità ebraica, numericamente contenuta, ha sempre avuto un alto grado di integrazione nella società nazionale. La identità ebraica non veniva percepita in contraddizione con quella italiana né era vissuta come elemento secondario.

- L’emanazione delle leggi razziali con i suoi 29 articoli il 17 novembre del 1938.

Da quel momento gli ebrei divenivano cittadini di seconda classe e contro di essi vennero presi una serie di provvedimenti giuridici e politici, tramite i quali videro privarsi di quei diritti di cui avevano goduto perché cittadini italiani.

- La persecuzione antisemita: dai campi di internamento sorti dopo l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nel 1940, istituiti per internare gli ebrei stranieri, considerati politicamente pericolosi, – si ricordano il campo di Campagna (SA) e quello di Ferramonti di Tarsia (CS) – ai quattro campi di concentramento nell’Italia settentrionale – Bolzano Gries, S. Dalmazzo, Fossoli, la Risiera di San Sabba, unico, quest’ultimo, ad avere un forno crematorio, istituiti nel 1943 dopo la formazione della Repubblica sociale italiana.

Significativo è il pannello sull’episodio della deportazione degli ebrei da via Tasso a Roma il 16 ottobre 1943, e quello dei bambini nei lager, che, con la vicenda di Sergio De Simone, il piccolo ebreo napoletano – a cui è dedicata la mostra – che insieme con altri 19 bambini fu sottoposto ad esperimenti medici e poi soppresso il 20 aprile del 1945, ci rimanda alle condizioni infantili all’interno dei lager.

- I comportamenti della popolazione italiana. Ciò ha richiesto la necessità di riflettere su di uno stereotipo consolidato di Italiani brava gente, che per lungo tempo ci ha presentato un’immagine rassicurante del paese, solidale con tutti coloro che sono stati penalizzati dalla guerra. Vi furono anche delazioni o completa indifferenza.

- Il problema della memoria attraverso la disanima del caso Priebke, il principale responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.

Priebke, dopo 52 anni di vita indisturbata in Argentina, nel 1996 fu processato in Italia e condannato in Italia. È morto nel 2013.

La mostra, realizzata nel 1997 dall’ICSR, è stata curata da Gloria Chianese, Giulia Buffardi, Maria Ferrara, M. Teresa Iannitto.

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Triangoli viola. Le “vittime dimenticate” del regime nazista

36 pannelli che illustrano la persecuzione e lo sterminio dei Testimoni di Geova

I testimoni di Geova, contrassegnati con un “triangolo viola” nel 1933 in Germania contavano 25.000 anime. Furono messi al bando e circa metà di loro proseguì l’opera di predicazione nella clandestinità. Furono perseguitati spietatamente. All’incirca 10.000 furono arrestati. Internati nei vari campi di concentramento, i testimoni di Geova formavano una categoria di prigionieri a parte. Per la loro ferma presa di posizione – rifiutavano di fare il saluto nazista e in particolare di prestare il servizio militare, in quanto obiettori di coscienza – venivano trattati con particolare crudeltà dalle SS e dai kapò ed erano alla loro mercè.

La resistenza costò loro 1200 vittime. Tra il 1936 e il 1937 i testimoni di Geova cercarono di avvisare la popolazione riguardo alla natura criminale dello stato nazionalsocialista attraverso campagne di volantinaggio.

La mostra, tradotta ed edita in italiano nel 2001 dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, vuole dare un posto preciso ed esemplare ad un gruppo religioso che non si è conformato all’ambiente nazionalsocialista e ha resistito al regime nazista, anche se a caro prezzo.

Erba rossa

Mostra fotografico-documentaria di 24 pannelli sulle stragi naziste nel 1943 in Terra di Lavoro (con relativo catalogo a cura di F. Corvese)

La mostra nasce dalla volontà di far conoscere ai cittadini e in particolar modo ai giovani il sacrificio e la resistenza al nazifascismo delle popolazioni della Campania settentrionale, la Terra di Lavoro che, con  oltre settecento vittime degli eccidi nazisti e le distruzioni e le devastazioni subite, ha pagato più di altre aree del Mezzogiorno il prezzo della guerra e della liberazione dal nazifascismo.

“Erba Rossa” prende il titolo dal suggestivo racconto di una testimone di Cave di Conca della Campania che, bambina, vide colorata di rosso l’erba del prato dove suo padre con altri civili era stato ucciso per rappresaglia.

I piccoli comuni di Terra di Lavoro (Conca della Campania, Sparanise, Marzano Appio) fanno da scenario a singoli o a gruppi che, in modo spontaneo, prendono l’iniziativa di impugnare le armi contro i tedeschi, a civili che lottano con coraggio e dignità per la propria sopravvivenza, sfidando spesso a viso aperto i soldati o affidando la loro salvezza o la loro fine alla sorte, alla propria intelligenza o al proprio coraggio.

La mostra, realizzata dall’ICSR nel 2002, è stata curata da Felicio Corvese.

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Gli anni della transizione: 1943 – 1948

La nascita della Repubblica

12 pannelli che ripercorrono la storia dell’Italia dal 25 luglio 1943, la caduta del fascismo, all’aprile del 1948, quando si vota per il primo parlamento dell’Italia repubblicana. Nella transizione dal fascismo alla repubblica, il voto del 2 giugno 1946 costituisce l’elemento di cesura tra i due periodi.

Il percorso che si propone la mostra, con testimonianze e documenti di istituzioni e di privati, vede, nel primo biennio la centralità della Campania, per aprirsi poi nel periodo successivo, ad una più ampia dimensione nazionale, fino alla stesura del testo costituzionale. Sono toccati i momenti salienti dell’intera vicenda politico-militare, dallo sbarco anglo-americano, all’8 settembre, alle Quattro Giornate; dalla liberazione di Roma a quella dell’intero paese. Poi il 1946, anno del triplice voto (amministrativo, politico e referendario), momento fondante della storia elettorale e politico-istituzionale dell’Italia repubblicana. Con il 2 giugno e la scelta per la repubblica, si delineava una nuova situazione politica, che poneva le basi alla promulgazione della Costituzione del 1948. Si inseriscono in questo quadro i lavori dell’Assemblea Costituente, che si conclusero dopo diciotto mesi di dibattito il 22 dicembre 1947.

Il 1 gennaio 1948 è promulgata la Costituzione della Repubblica Italiana.

Il 1948 è anche l’anno delle elezioni per il primo parlamento dell’Italia repubblicana (18 aprile): fanno riferimento ad esse la riproduzione di manifesti dei partiti e gli stampati propagandistici del Fronte Democratico Popolare, creatosi come blocco delle sinistre nel febbraio del ’47.

L’attentato a Togliatti (14 luglio 1948) e la vertenza della Navalmeccanica nell’ottobre del ’48 chiudono quella “transizione” iniziata nel 1943.

 La mostra realizzata nel 2003 dall’Archivio di Stato di Napoli è stata curata da Marina Azzinari.

Vento da Sud

Articolata in 4 gigantografie e in 13 grandi pannelli in stoffa, la mostra offre una visione d’insieme degli avvenimenti tra il 10 luglio ‘43 (sbarco degli Alleati in Sicilia) e il 4 giugno ‘44 (liberazione di Roma), che hanno riguardato le regioni centro-meridionali, inquadrandoli in una prospettiva nazionale

Realizzata tra il 2003 e il 2004 da dodici scuole superiori dell’Italia centro-meridionale su impulso dell’Istituto professionale “Albe Steiner” di Torino, essa è l’esito di un peculiare percorso di grafica e di didattica della storia, che ha attivato e messo in campo competenze e risorse diverse, con il coinvolgimento di intere classi sotto la guida dei propri insegnanti e con la collaborazione di enti di ricerca, di associazioni culturali e degli Istituti meridionali per la Storia dell’Antifascismo e della Resistenza, tra cui quello campano dedicato a Vera Lombardi.

Degli oltre 1000 documenti raccolti sono stati esposti e commentati circa 350, tra fotografie, lettere, diari, estratti anagrafici, comunicazioni delle autorità civili e militari. Le tante immagini riprodotte, nonché gli articoli di giornale dell’epoca, le carte annonarie, i volantini, le testimonianze citate, debitamente contestualizzate, arricchiscono il quadro tracciato dalla ricerca storica sulle dinamiche e le conseguenze della guerra totale nel Centro-Sud, sullo sconvolgimento tellurico da essa provocato nel ‘vissuto’ e nel ‘quotidiano’. Attraverso l’utilizzo di varie fonti rappresentati i molteplici aspetti del conflitto e della lotta di liberazione, a partire dalle condizioni di vita di coloro che hanno dovuto fare i conti con la miseria, la fame, la violenza, con lo sventramento e la devastazione di edifici e abitazioni. Costanti e numerosi, specialmente nei pannelli relativi alla Basilicata, alla Puglia, alla Campania e all’Abruzzo, sono inoltre i riferimenti all’asprezza dell’occupazione tedesca, all’impatto tremendo con lo stragismo nazista.   

Questa ricca e interessante mostra, che riannoda i fili sparsi di una memoria e di una storia sovente dimenticate o misconosciute, ha avuto come referente della scuola nodo per la Campania la prof.ssa Maria Antonietta Selvaggio, nonché tra i referenti  le prof.sse Adele Tirelli e Teresa Tomaselli, come supervisore scientifico Guido D’Agostino e come esperti esterni Felicio Corvese, Isabella Insolvibile e Francesco Soverina.

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Viaggio ad Auschwitz

La mostra di Luigi Donadio e Tonia Pizzorusso (con un inquadramento storico di Francesco Soverina) si compone di 40 pannelli su cui sono esposte altrettante foto scattate ad Auschwitz, nell’estate del 2005

Con il loro sguardo, che riflette lo sbigottimento di chi si trova nei luoghi dell’«estremo», Luigi e Tonia ci conducono dentro il «buco nero» di Auschwitz, laddove è avvenuto l’impensabile. Gli occhi si posano sui barattoli dello Zyklon B, sugli oggetti e gli indumenti di cui venivano privati i deportati, sulle rotaie lungo le quali avanzavano i convogli stracolmi di un’umanità umiliata e ferita, sulla luce che filtra all’interno delle baracche, l’unico quanto inconsistente spiraglio in un ambiente dove aleggiavano incessantemente morte e violenza.

Si vedono visitatori aggirarsi tra un blocco e l’altro, ma non gli uomini e le donne che a centinaia di migliaia hanno popolato, in condizioni di bestiale cattività, lo spazio segregato di Auschwitz. Non ci sono, non possono esserci, perché sono scomparsi nel nulla, sono stati tramutati in cenere passando per il “camino”. Quel “camino” che lugubremente – come testimonia l’immagine più evocativa – incombeva giorno e notte su coloro che erano tenuti nella più disperante schiavitù. Si intravedono soltanto delle ombre confuse, nell’atmosfera spettrale del crematorio. Quelle ombre che svaniscono sulle banchine dell’arrivo, dove medici e ufficiali SS esercitavano arbitrariamente il loro potere, stabilendo chi dovesse morire subito e chi fosse condannato ad una più lenta e atroce fine.

Sono queste alcune delle emozioni che suscitano le foto di Luigi e Tonia e che inducono a meditare ancora una volta su Auschwitz, «l’evento da cui non si può prescindere per giudicare il presente» (Jean Améry). Auschwitz: un nome ormai metafora e simbolo di un genocidio le cui dimensioni rinviano al tema della «colpa collettiva», che chiama in causa l’articolata ed este­sa rete approntata dai funzionari del crimine, nonché l’ampio fenomeno del collaborazionismo in gran parte d’Europa. 

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1946: la nascita della Repubblica

Allestita nel 2006 in occasione del 60° anniversario della nascita della Repubblica, la mostra comprende 49 documenti tra foto, giornali e manifesti elettorali originali del ’46, esposti su 34 pannelli

Con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 si ha il passaggio in Italia dalla monarchia alla Repubblica: è una data di importanza cruciale nella storia locale e nazionale. Dopo venti anni di regime fascista, l’Italia riconquistava attraverso il movimento della Resistenza la libertà. Il paese poteva finalmente unificarsi dopo tragiche divisioni.

1946, l’anno del triplice voto; l’Italia ritornava a votare dapprima in primavera per le amministrative, poi il 2 giugno per il referendum istituzionale sulla scelta di governo tra monarchia e repubblica, e per l’elezione dell’Assemblea Costituente per redigere la Costituzione.

Il 1946 segna anche il primo voto alle donne italiane, diritto di voto già sancito con un decreto del febbraio 1945 ma reso effettivo solo nel marzo del 1946. A livello nazionale le donne che votarono furono più di 14mila, gli elettori maschi più di 13mila.

La mostra si divide in due blocchi, imperniati entrambi sulla grande campagna elettorale.

Tra giornali umoristici, vignette satiriche su re Umberto, manifestazioni di piazza e manifesti elettorali a favore della monarchia e della repubblica, si respira il clima politico dei mesi antecedenti il giugno ’46. Migliaia furono le manifestazioni e decine di migliaia i comizi tenuti in un clima di grande passione civile, ma anche di grave tensione, data la diffusione, nel paese, di armi non consegnate alle autorità.

La seconda parte ha come tema centrale la propaganda elettorale dei tre partiti più rappresentativi in Italia, la Democrazia cristiana, il Partito socialista italiano e il Partito comunista italiano.

dai manifesti della DC, dall’evidente matrice cattolica – interessante è il manifesto d’invito al voto alle donne, in cui si contrappone ad una donna grassa e baffuta, comunista, l’immagine della donna italiana, curata, di bell’aspetto, simbolo della femminilità – si passa poi ai manifesti del PSI e del PCI, in cui gli interlocutori sono i lavoratori e le lavoratrici, e nei quali incorre spesso il tema di REPUBBLICA-PACE-LAVORO.

La mostra si chiude con le immagini di due quotidiani che pubblicano la notizia della vittoria della repubblica; i risultati ufficiali furono resi pubblici solo il 18 giugno: 12.717.923 (54%) alla repubblica e 10.719.284 (46%) alla monarchia. L’Italia si trovò completamente divisa in due: l’Italia settentrionale votò compatta per la repubblica, quella meridionale per la monarchia.

Quel 2 giugno del ’46 segnò una svolta fondamentale nella storia dell’Italia contemporanea.

Come disse Calamandrei, si era verificato per la prima volta «un fatto mai accaduto nella storia, che una repubblica si sia fatta con paziente lentezza e con il re sul trono»

La mostra, realizzata dall’ICSR, nel 2006, è stata curata da Giulia Buffardi (coordinamento), Maria Ferrara, Francesco Soverina.

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Le Quattro Giornate di Napoli tra storia ed arte

10 disegni contro il fascismo del pittore napoletano Raffaele Lippi e 30 pannelli con riproduzioni di giornali e foto, tratte dall’archivio fotografico e dall’emeroteca dell’ICSR

La Mostra vuole rispondere ad una duplice esigenza: ricostruire il contesto degli eventi storici evocati dai disegni di Raffaele Lippi e proporre, dal punto di vista didattico, un rapporto interdisciplinare tra storia e arte, tra storia nazionale e storia locale.

I dieci disegni, donati all’ICSR dagli eredi (originariamente erano dodici) simboleggiano, ognuno, un momento della terribile vicenda, che ha inizio con lo squadrismo (1919) e si conclude con la liberazione del Paese (1945).

La ricostruzione degli eventi storici richiama la forza pittorica delle tavole del pittore napoletano, il cui antifascismo fu il frutto di un percorso di “liberazione” personale, pregno di una  “rabbia” rimasta dentro e viva per l’intero arco della sua vita.

Dopo aver illustrato le fasi iniziali del fascismo e la tragica sorte di don Minzoni, Matteotti e Gramsci, vittime della persecuzione politica del regime, la mostra rievoca l’ingresso in guerra dell’Italia, i bombardamenti su Napoli, gli scontri e gli eccidi compiuti dai tedeschi dopo l’8 settembre del ’43. L’elemento focale è comunque costituito dalle Quattro Giornate di Napoli (28 settembre-1 ottobre), che rappresenta “l’evento sintesi”, in cui è possibile riscontrare un antifascismo dalle tante forme e sfaccettature, ma ben presente ed attivo all’interno di una società molteplice e diversa, tra i ranghi di una intellettualità prestigiosa e tra quelli di una classe operaia, che, nella clandestinità di un impegno politico aveva formato coscienze e strumenti di lotta.

A conclusione, la foto della distruzione del fascio littorio, che, collegandosi con la «macabra» ed «ironica» tavola di Lippi dedicata alla Fine del ventennio, rappresenta, con una notevole incisività iconografica, il crollo del regime e la liberazione dell’Italia dalla barbarie nazifascista.

La Mostra, realizzata dall’ICSR nel 2007, è stata curata da Giulia Buffardi e Salvatore Lucchese.

“Roberto Bracco”

10 pannelli e 16 fotografie che illustrano alcuni momenti della vita del drammaturgo napoletano.

La Mostra, attraverso documenti, foto e corrispondenza varia, rievoca alcuni momenti della lunga vita di Roberto Bracco (1861-1943), giornalista, commediografo, drammaturgo, segnata, purtroppo, negli ultimi venti anni da una sorta di oblio, decretato dal fascismo. In breve tempo Bracco era divenuto il più apprezzato commediografo italiano, sia in Italia che all’estero; le sue opere furono rappresentate da Eleonora Duse e dalle sorelle Gramatica.

La sua voce fu offuscata solo dal regime fascista, in quanto Bracco era stato eletto nella lista di Giovanni Amendola nel 1924. Divenuto deputato dell’opposizione, i suoi lavori furono eliminati da ogni cartellone, e gli fu negato anche il Premio Nobel al quale era già candidato.

La Mostra, tratta dall’archivio Bracco-Del Vecchio, donato all’ICSR dalla nipote Aurelia del Vecchio, riporta lettere di Emma Gramatica, di Matilde Serao, di E.A. Mario, di Peppino De Filippo, di Maria Melato. È riprodotta la Déclaration de l’Indipendence de l’Esprit, un manifesto pacifista redatto dal francese Roman Rolland, al quale avevano aderito i più grandi uomini della cultura europea, tra cui lo stesso Bracco. Significativa è anche una lettera anonima firmata “37 fascisti”, allorché Bracco fu eletto deputato nella lista amendoliana. Gli ultimi suoi anni furono segnati dall’amarezza e dalla sofferenza per il silenzio e la solitudine a cui il fascismo lo aveva relegato e perché gli aveva tolto arbitrariamente la facoltà di potersi esprimere attraverso il teatro. La Mostra è arricchita dall’esposizione di oggetti appartenuti alla casa Bracco.

La Mostra realizzata dall’ICSR nel 2008 è stata curata da Giulia Buffardi e Francesco Soverina.

La memoria d’acciaio. Una fabbrica, un quartiere, una città

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36 pannelli che attraverso fotografie, documenti, opuscoli e quadri, ripercorrono 100 anni di storia dell’Ilva-Italsider

La mostra sull’Ilva di Bagnoli, progettata e allestita dall’ICSR -  in occasione del centenario dell’apertura ufficiale del grande stabilimento (19 giugno 1910) – è articolata in tre sezioni: “la fabbrica nella storia”, la “fabbrica dipinta”, “la fabbrica fotografata”.

I testi fungono da tessuto connettivo dei documenti che sfilano dinanzi agli occhi del visitatore: foto di varie epoche, quadri, disegni, comunicati e pubblicazioni aziendali, buste-paga, opuscoli, volantini, tessere sindacali e di partito, stampe, libri e giornali. Tutto il ‘materiale’ documentario è stato raccolto da ex lavoratori, che hanno promosso il recupero di un patrimonio destinato altrimenti ad andare disperso. Inoltre, un video, basato sull’intreccio di filmati e di interviste, richiama ed evidenzia spirito e finalità della mostra.

Per nuclei tematici viene ripercorsa la parabola dell’Ilva-Italsider di Bagnoli, uno dei maggiori complessi siderurgici d’Europa, la cui storia, spesso travagliata, riflette in gran parte quella dell’Italia industriale ed operaia nel Novecento. I cicli economici e industriali, le guerre, i conflitti sociali, le tensioni e lotte politiche interagiscono con quanto avviene e matura dentro al «gigante di fuoco», con l’esperienza collettiva ed esistenziale di intere generazioni di lavoratori, chiamati quotidianamente a sostenere i ritmi di un lavoro duro, stressante  e spesso rischioso.

Con la realizzazione di tale mostra non si è inteso mettere l’accento soltanto sul passato, importante ma ormai concluso, di una fabbrica che ha intrattenuto rapporti profondi con l’intera zona flegrea, che ha pesato sui percorsi e destini di Napoli e del Mezzogiorno, incarnandone le speranze di trasformazione e di emancipazione. Si è voluto invece stimolare, attraverso l’attivazione della memoria, momenti di conoscenza e di riflessione su ciò che si è configurato anche come un serbatoio generatore di senso civico, alimentato dai valori della coesione, della solidarietà e della democrazia, in grado di arginare e tenere lontano illegalità e reti criminali. Quindi, un riandare sì al passato, un passato prossimo che ancora ci appartiene, ma guardando al presente e proiettandosi sul futuro.

La mostra (con relativo catalogo a cura di F. Soverina) è stata curata da Francesco Soverina (coordinamento), G.iulia Buffardi, Aurelia Del Vecchio, Marco Spatuzza. 

Storia di un internato militare nei lager del Terzo Reich

24 pannelli che espongono  attraverso foto e documenti la triste vicenda di Vittorio Canale, internato nei campi nazisti

Vittorio Canale, sottotenente dell’Esercito italiano, catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 in Grecia, si rifiutò di continuare la guerra al fianco dei nazifascisti e fu deportato nei lager del Terzo Reich. Dopo un duro viaggio di venti giorni rinchiuso nel vagone di un treno merci, fu internato nei campi di concentramento di Ludwisburg, Strasburgo, Chelm e Wietzendorf, dove fu liberato dagli angloamericani nell’aprile del 1945. Rientrò in Italia nel settembre del 1945.

La mostra, attraverso le vicende di Vittorio Canale, pone l’attenzione sulle condizioni degli Internati Militari Italiani che, deportati nei lager, furono privati dei diritti dei prigionieri di guerra. Rinchiusi nei campi di concentramento appositamente adibiti, gli internati militari vissero in condizioni disumane, patendo la fame, il freddo, i maltrattamenti fisici e il lavoro obbligatorio. I soldati e gli ufficiali che rifiutarono di combattere nelle file delle SS o nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana, condussero una resistenza silenziosa, una «resistenza non armata» al nazifascismo.

La mostra, donata all’ICSR nel 2010 da Franco Canale, figlio di Vittorio, è a cura di Franco Canale e Michela Cimbali.